Fotografia Etica Lodi

La nostra visita alla mostra fotografica di Lodi, la guerra nei Balcani

Il 24 ottobre 2025 la nostra classe ha partecipato alla visita alla Mostra Fotografica di Lodi, un evento che ogni anno raccoglie i lavori di fotoreporter provenienti da tutto il mondo. È stata un’esperienza intensa, che ci ha fatto riflettere su quanto la fotografia possa essere uno strumento potente per raccontare la realtà e per ricordare ciò che non deve essere dimenticato.

Tra le varie esposizioni, quella che mi ha colpito di più è stata la guerra tra Serbia e Bosnia, un conflitto che ha devastato i Balcani negli anni Novanta e che ancora oggi lascia segni profondi nella memoria collettiva.

La guida in questa mostra ci ha fatto capire la sofferenza delle persone che hanno vissuto in quel periodo mostrandoci foto che viste insieme sembrano foto normali di una guerra ma in realtà tutte queste avevano una storia, che se ti fermavi per qualche minuto capivi cosa voleva esprimere e farci capire le foto scattate da più fotografi.

Io durante questa giornata ho fatto pure un intervento dove ritenevo che molti di noi ad oggi pensano che le sfortune possano essere non avere una bella macchina, vestiti firmati o la casa moderna ecc. Ma non tutti pensano che mentre noi andiamo a scuola, abbiamo sempre il piatto a tavola, una casa calda e soprattutto abbiamo sempre con noi la nostra famiglia, c’è gente in altri posti del mondo che muore di fame non ha l’acqua, vestiti, una casa e dei genitori perché le bombe e in generale la guerra gli ha portato via tutta la felicità da un giorno all’altro.

È stata una giornata che mi ha lasciato molto dentro: non solo la bellezza delle immagini, ma soprattutto la loro forza nel farci sentire parte di una storia che riguarda tutti.

Moira Ricci

Moira Ricci è un’artista e fotografa italiana che usa le immagini in modo molto personale: attraverso le sue opere parla di ricordi, di chi siamo e dei legami con la famiglia. È nata a Orbetello, in Toscana, nel 1977. Ha studiato arte a Firenze e ha continuato la sua formazione alla Fondazione Ratti. Ma più dei suoi studi, quello che colpisce è la forza con cui riesce a raccontare emozioni profonde che parlano a tutti.

Molti dei suoi lavori nascono da esperienze vissute in prima persona, ma riescono comunque a toccare chi li guarda. Le sue opere sono fatte di fotografie, video e installazioni che uniscono passato e presente, realtà e memoria. Un tema che torna spesso è il rapporto con la madre, con la famiglia e con le proprie radici. E tutto questo si percepisce in ogni immagine che crea.

 “20.12.53 – 10.08.04”

Il lavoro più famoso di Moira Ricci è sicuramente “20.12.53 – 10.08.04”, una serie molto emozionante che ha creato dopo la scomparsa della madre. Il titolo riporta le date di nascita e di morte della mamma, ed è un gesto pieno d’amore e di dolore.

In queste fotografie, Moira ha usato vecchie foto di famiglia e si è aggiunta digitalmente accanto alla madre. Appare sempre vicino a lei, come se volesse starle accanto in ogni momento della sua vita: la guarda, la accompagna, la protegge. È un modo tenero e commovente per provare a riempire una distanza che ormai non si può più colmare. Questo progetto parla di perdita, ma anche di affetto e di presenza.

Molti dei lavori di Moira sono legati alla sua terra, la Maremma. Le sue opere raccontano tradizioni, legami familiari e cose che si tramandano nel tempo. Ma non si tratta solo di nostalgia: c’è sempre uno sguardo attento e profondo, che riflette sul passato pensando al presente. Spesso unisce vecchie immagini d’archivio con strumenti digitali per dare vita a nuove storie e nuovi significati.

Un’Artista Conosciuta anche Fuori dall’Italia

Moira Ricci ha portato le sue opere in molti musei e gallerie, sia in Italia che all’estero. Ha esposto al MAXXI di Roma, al Centre Pompidou di Parigi e anche alla Biennale di Venezia. Il suo lavoro è apprezzato non solo per la bellezza delle immagini, ma anche perché riesce a raccontare in modo sincero e profondo temi come la memoria, l’identità e i legami tra le persone.

Vivian Maier

Vivian Maier è una delle artiste più amate al mondo. La sua storia ha commosso e continua a commuovere milioni di visitatori. La Maier si è occupata per tutta la vita alla cura dei bambini facendo la tata per famiglie benestanti.

Vivian aveva una forte passione per la fotografia, soprattutto quella di strada. Nel suo tempo libero girava per la città sempre a portata di mano della sua macchina fotografica e scattava migliaia di foto alle persone, bambini, donne, anziani, senzatetto, operai ma anche a vetrine, ombre, dettagli urbani e scene interessanti per la strada.

Alcuni scatti di Vivian….

La cosa interessante che Vivian Maier per tutta la sua vita ha tenuto nascoste tutte le sue fotografie senza mostrarle mai a nessuno, molte delle sue pellicole non le aveva nemmeno sviluppate. Lei è morta nel 2009 con condizioni economiche complicate.

Dopo la sua morte, tutto è cambiato quando un giovane appassionato di fotografia, John Maloof, ha comprato per caso alcune scatole piene di negativi e rullini a un’asta. Guardando le foto, si è accorto che erano molto belle e ha cercato di scoprire chi le avesse scattate. Così ha trovato il nome di Vivian Maier. Da quel momento la sua storia ha fatto il giro del mondo: sono nate mostre, articoli, libri e anche un documentario chiamato Finding Vivian Maier.

Alcuni autoritratti di Vivian Maier

Cristina Nuñez

Cristina Nuñez è un’artista fotografa autodidatta, il suo lavoro è stato pubblicato ed esposto a livello internazionale. Nel 2020 ha ottenuto un dottorato per pubblicazioni presso il College of Arts, University of derby, sulla sua pratica artistica e sul metodo SPEX.

Da un brutto passato a grandi cambiamenti…

Dopo un’adolescenza come eroinomane e prostituta, Cristina Nuñez scatta autoritratti come una sorta di auto-terapia, ma anche per esplorare e stimolare la sua identità creativa e per aumentare l’autostima, specialmente in momenti di crisi.

SOMEONE TO LOVE…

Nel 2007 inizia a costruire SOMEONE TO LOVE, il suo progetto autobiografico in autoritratti, foto di famiglia, testi e video, che è stato esposto al Mois de la Photo di Montreal nel 2011. Il suo video autobiografico e ottiene il Premio Celeste nel 2012.

È una raccolta di autoritratti in cui l’artista si fotografa mentre esprime emozioni vere, come la tristezza, la rabbia, la solitudine o il desiderio di essere amata.

Le immagini non sono modificate e non vogliono sembrare “perfette”: puntano a essere oneste e reali.

Il titolo, che significa “Qualcuno da amare”, parla proprio della sua voglia di trovare amore e di sentirsi vicina agli altri e a sé stessa.

Questo progetto non è solo un libro: 

fa parte di un percorso più ampio, in cui organizza anche incontri dove le persone si scattano foto da sole per esplorare e condividere ciò che provano.

Si può dire che Someone to Love è una forma d’arte, ma anche un’occasione per pensare ai propri sentimenti e conoscersi più a fondo.